Un nuovo studio presentato al congresso dell’American College of Cardiology e analizzato su oltre 20.000 pazienti ha acceso i riflettori su un fattore di rischio cardiovascolare spesso dimenticato: la lipoproteina(a), nota anche come Lp(a). Secondo i ricercatori, una persona su cinque potrebbe avere livelli elevati di questa particella senza saperlo, correndo un rischio significativamente maggiore di ictus, infarto e morte cardiovascolare.
Cos’è la lipoproteina(a)?
La lipoproteina(a) è una particella di grasso e proteina che circola nel sangue, simile al colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”), ma con una struttura più appiccicosa e infiammatoria. A differenza del colesterolo totale o dell’LDL, i livelli di Lp(a) sono determinati quasi interamente dalla genetica e non vengono modificati in modo significativo dalla dieta, dall’esercizio fisico o dalle statine.
Perché è pericolosa
Lo studio ha mostrato che le persone con Lp(a) molto elevata (oltre 180 mg/dL) presentano un rischio di:
- eventi cardiovascolari maggiori (infarto, rivascolarizzazione coronarica) aumentato del 60%
- ictus ischemico del 70% più alto
- morte per cause cardiovascolari raddoppiato rispetto a chi ha livelli normali
Come sottolineano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la Lp(a) favorisce la formazione di placche aterosclerotiche e stimola la coagulazione, rendendo il sangue più “viscoso” e incline a formare trombi.
Chi dovrebbe fare il test?
Attualmente in Italia il test per la Lp(a) non è incluso nei normali esami del sangue, ma è disponibile su richiesta. L’AIFA e la Società Italiana di Cardiologia raccomandano di misurarlo almeno una volta nella vita nelle seguenti categorie:
- persone con storia familiare di infarto o ictus precoce
- pazienti con ipercolesterolemia familiare
- chi ha già avuto un evento cardiovascolare pur avendo colesterolo LDL normale
- persone con malattia aterosclerotica documentata
Cosa si può fare?
Purtroppo, al momento non esistono farmaci approvati specificamente per abbassare la Lp(a). Le statine, pur utili per l’LDL, non riducono i livelli di Lp(a). Tuttavia, sono in fase di sperimentazione nuove terapie (come gli antisenso oligonucleotidi) che potrebbero colpire direttamente questa particella. Nel frattempo, la strategia principale è:
- controllare rigorosamente gli altri fattori di rischio (LDL, pressione, diabete, fumo)
- adottare uno stile di vita sano (dieta mediterranea, attività fisica regolare)
- valutare con il cardiologo l’uso di acido nicotinico o PCSK9 inibitori (questi ultimi possono ridurre modestamente la Lp(a) oltre a ridurre l’LDL)
Il ruolo della prevenzione in Italia
Il Ministero della Salute, attraverso il programma Epicentro, promuove la consapevolezza sui fattori di rischio cardiovascolare, inclusi quelli genetici come la Lp(a). Conoscere il proprio valore di Lp(a) può aiutare a personalizzare la prevenzione e a evitare sorprese.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo. Test come quello per la Lp(a) potrebbero diventare parte della routine per identificare precocemente chi è a rischio.
Fonti e approfondimenti
- Articolo originale su ScienceDaily
- AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco
- Istituto Superiore di Sanità (ISS)
- Ministero della Salute
- Epicentro – ISS
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
- Wikipedia – Lipoproteina(a)
- Wikipedia – Ictus
- Wikipedia – Infarto miocardico acuto
- Wikipedia – Ipercolesterolemia familiare
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