Cancro al pancreas: nuovo farmaco raddoppia la sopravvivenza

Uno studio clinico mostra come daraxonrasib, un farmaco che colpisce la mutazione KRAS, raddoppia la sopravvivenza nei pazienti con cancro al pancreas avanzato. Scopri i dettagli.

Una svolta nella lotta al tumore del pancreas

Il cancro al pancreas è da decenni uno dei tumori più letali, con poche opzioni terapeutiche efficaci. Ora un nuovo farmaco, daraxonrasib, promette di cambiare le cose: colpisce la mutazione KRAS (la più comune in questa neoplasia), un bersaglio che per anni è stato considerato “undruggable”, cioè non aggredibile con i farmaci.

Come funziona daraxonrasib

Daraxonrasib è un inibitore selettivo della proteina KRAS mutata, bloccando il segnale di crescita incontrollata delle cellule tumorali. Secondo i dati presentati in uno studio clinico di fase 3, il farmaco ha quasi raddoppiato la sopravvivenza nei pazienti con malattia avanzata, riducendo il rischio di morte del 60% rispetto alla chemioterapia standard.

“È la prima volta che un trattamento mirato ottiene risultati così significativi in questo tumore”, ha dichiarato il team di ricerca. I risultati sono stati pubblicati su The New England Journal of Medicine.

Il contesto italiano

In Italia, il AIFA sta monitorando gli sviluppi. L’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute hanno sottolineato l’importanza di questa scoperta, che potrebbe portare a nuove linee guida per il trattamento. Secondo i dati Epicentro, ogni anno in Italia si registrano circa 14.000 nuovi casi di tumore del pancreas.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il risultato “incoraggiante”, anche se servono ulteriori studi per valutare l’efficacia a lungo termine e i possibili effetti collaterali.

Prospettive future

Daraxonrasib potrebbe diventare il primo trattamento mirato per il cancro al pancreas con mutazione KRAS, offrendo una nuova speranza ai pazienti. La comunità scientifica attende ora l’approvazione regolatoria, che in Europa passa attraverso l’AIFA e l’EMA.

Per approfondire: leggi l’articolo originale su ScienceDaily.

Fonti e approfondimenti

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