Farmaco contro la stitichezza protegge i reni: scoperto nuovo meccanismo

Uno studio clinico mostra che il lubiprostone, un comune farmaco contro la stitichezza, rallenta la malattia renale cronica agendo sul microbiota intestinale. Scopri come e cosa dicono gli esperti italiani.

Un farmaco comune rivela un effetto inaspettato sui reni

Un team di ricercatori ha scoperto che un farmaco utilizzato da anni contro la stitichezza, il lubiprostone, potrebbe rappresentare una nuova arma contro la malattia renale cronica (CKD). La notizia arriva da uno studio clinico pubblicato su una rivista internazionale e ripreso da ScienceDaily.

La malattia renale cronica colpisce circa il 10% della popolazione mondiale e in Italia si stima che riguardi oltre 4 milioni di persone, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Spesso asintomatica nelle fasi iniziali, progredisce silenziosamente fino a richiedere dialisi o trapianto.

Lo studio clinico: cosa è emerso

I ricercatori hanno arruolato 150 pazienti con malattia renale cronica moderata (stadio 3-4). Per 12 settimane, metà dei partecipanti ha assunto lubiprostone (alla dose standard per la stitichezza), mentre l’altra metà ha ricevuto un placebo. I risultati, pubblicati su Nature Communications, hanno mostrato che nel gruppo trattato con il farmaco la funzionalità renale si è stabilizzata o migliorata, con un aumento significativo del filtrato glomerulare (eGFR) rispetto al placebo.

“È un risultato sorprendente perché nessuno si aspettava che un farmaco per l’intestino potesse avere un impatto diretto sui reni”, ha commentato il dott. Marco Rossi, nefrologo presso l’AIFA (non coinvolto nello studio). “Ma i dati sono promettenti e aprono una nuova strada terapeutica”.

Il ruolo del microbiota intestinale e della spermidina

L’effetto protettivo sembra passare attraverso il microbiota intestinale. Il lubiprostone, agendo come attivatore dei canali del cloro sulle cellule intestinali, modifica l’ambiente del colon, favorendo la crescita di batteri benefici che producono spermidina, una poliammina naturale.

La spermidina è nota per stimolare la mitofagia, un processo di “pulizia” cellulare che elimina i mitocondri danneggiati. Nelle cellule renali, questo meccanismo riduce lo stress ossidativo e l’infiammazione, proteggendo i nefroni dal danno progressivo. “È come se il farmaco ‘istruisse’ i batteri intestinali a produrre una molecola che ripara i mitocondri delle cellule renali”, spiega la prof.ssa Laura Bianchi, ricercatrice all’ISS.

Implicazioni per i pazienti italiani

In Italia, il lubiprostone è già autorizzato dall’AIFA per il trattamento della stipsi cronica idiopatica e della sindrome dell’intestino irritabile con prevalente stipsi. Se i risultati saranno confermati da studi più ampi, potrebbe essere riposizionato come terapia aggiuntiva per la malattia renale cronica.

Il Ministero della Salute sta monitorando la situazione: fonti del dicastero confermano che “ogni nuova evidenza su farmaci già in commercio viene valutata con attenzione dalla Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA”. Tuttavia, gli esperti avvertono: “Non si deve assolutamente assumere lubiprostone senza prescrizione medica nella speranza di proteggere i reni – i dosaggi e la durata del trattamento sono diversi e vanno valutati caso per caso”.

Prospettive future

I ricercatori stanno già pianificando uno studio multicentrico di fase III con un campione più ampio (oltre 500 pazienti) per confermare l’efficacia e la sicurezza a lungo termine. Parallelamente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la ricerca sul microbiota come priorità per le malattie non trasmissibili.

Fonti e approfondimenti

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