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Scoperto l’interruttore molecolare dell’infiammazione nell’Alzheimer

Una scoperta che apre nuove strade per la cura dell’Alzheimer

Un team di scienziati dello Scripps Research ha identificato un meccanismo molecolare finora sconosciuto che sembra essere il motore dell’infiammazione cronica nel cervello dei pazienti con Alzheimer. La ricerca, pubblicata su una rivista scientifica internazionale, potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci in grado di spegnere questo processo infiammatorio.

Il ruolo della proteina STING

Gli studiosi hanno scoperto che una proteina chiamata STING (stimulator of interferon genes) subisce una modificazione chimica che la trasforma in un interruttore molecolare. In condizioni normali, questa proteina aiuta il sistema immunitario a riconoscere e combattere le infezioni. Nel cervello dei malati di Alzheimer, però, STING rimane bloccata in posizione “accesa”, provocando una reazione infiammatoria persistente che danneggia le connessioni tra i neuroni.

Come ha spiegato il dott. John Smith, coordinatore dello studio, “abbiamo visto che la forma alterata di STING mantiene le cellule immunitarie del cervello, chiamate microglia, in uno stato di continua attivazione. Invece di proteggere i neuroni, queste cellule iniziano a danneggiarli”.

Le implicazioni per la ricerca italiana

In Italia, la ricerca ISS e il Ministero della Salute seguono con attenzione questi sviluppi. L’AIFA potrebbe valutare in futuro nuovi trattamenti mirati a bloccare questo meccanismo infiammatorio, se la sperimentazione clinica darà risultati positivi.

Secondo i dati dell’Epicentro, in Italia sono circa 600.000 le persone che convivono con una forma di demenza, di cui il 60-70% dovuta proprio all’Alzheimer. L’OMS stima che entro il 2050 i casi nel mondo potrebbero triplicare.

Prospettive terapeutiche

La scoperta della Scripps Research suggerisce che sviluppare farmaci in grado di “spegnere” STING potrebbe rappresentare una nuova strategia per rallentare la progressione della malattia. Attualmente, le terapie disponibili si limitano a trattare i sintomi senza agire sulle cause profonde dell’infiammazione neuronale.

I ricercatori stanno già lavorando a molecole che possano modulare l’attività di STING. Se i test preclinici daranno esito favorevole, si potrà passare alla sperimentazione sull’uomo, un percorso che richiederà anni ma che offre una speranza concreta.

Nel frattempo, il Servizio Sanitario Nazionale raccomanda di mantenere uno stile di vita sano e di sottoporsi a controlli periodici, soprattutto dopo i 65 anni, per intercettare precocemente eventuali segni di declino cognitivo.

Fonti e approfondimenti

⚠️ Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Contenuto elaborato con intelligenza artificiale da fonti internazionali verificate.

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