Succo di barbabietola abbassa la pressione negli over 60

Uno studio mostra che il succo di barbabietola ricco di nitrati riduce la pressione sanguigna negli anziani in soli 14 giorni, modificando il microbioma orale. Approfondisci su SalutePharm.it.

Bere succo di barbabietola ricco di nitrati potrebbe non solo giovare alla salute del cuore, ma anche modificare i batteri che vivono nella nostra bocca, contribuendo ad abbassare la pressione sanguigna nelle persone anziane. È quanto emerge dal più grande studio del genere, condotto da ricercatori dell’Università di Exeter (Regno Unito) e pubblicato sul Journal of Nutrition. I risultati mostrano che gli over 60 che hanno consumato succo di barbabietola concentrato due volte al giorno per due settimane hanno registrato riduzioni significative della pressione, mentre nei giovani adulti l’effetto non è stato osservato. I risultati sono stati riportati dalla fonte originale su ScienceDaily.

Come agisce il succo di barbabietola?

Il segreto del succo di barbabietola sono i nitrati naturali che, una volta ingeriti, vengono convertiti in nitriti dai batteri presenti sulla lingua e nella bocca. I nitriti, a loro volta, vengono trasformati in ossido nitrico, una molecola che favorisce la dilatazione dei vasi sanguigni e il conseguente abbassamento della pressione. Lo studio, come spiega l’ISS in un’analisi sui nitrati alimentari, conferma che questo meccanismo è particolarmente efficace negli anziani, il cui microbiota orale tende a essere meno efficiente.

I risultati dello studio

I ricercatori hanno arruolato 80 partecipanti, divisi in due gruppi: adulti tra i 18 e i 30 anni e adulti over 60. Per 14 giorni, metà di ciascun gruppo ha bevuto succo di barbabietola concentrato (ricco di nitrati), mentre l’altra metà ha ricevuto un placebo senza nitrati. Alla fine del periodo, solo gli anziani del gruppo attivo hanno mostrato una riduzione media di 5 mmHg nella pressione sistolica (il valore massimo), senza modifiche significative negli altri parametri.

Microbioma orale e pressione: un legame da non sottovalutare

Un aspetto innovativo dello studio è l’analisi del microbioma orale. I campioni di placca dentale e di saliva hanno rivelato che, negli anziani, l’assunzione di succo di barbabietola ha aumentato la presenza di batteri benefici, come Rothia e Neisseria, che sono fondamentali per la conversione dei nitrati in nitriti. Il Ministero della Salute sottolinea l’importanza di un microbiota orale sano per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Questo risultato suggerisce che la dieta può ‘allenare’ i batteri della bocca a lavorare meglio, riducendo il rischio di ipertensione con l’avanzare dell’età.

Cosa significa per gli anziani?

L’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus, e colpisce circa il 60% degli over 65 in Italia, secondo i dati di Epicentro. Aggiungere il succo di barbabietola alla dieta potrebbe rappresentare un intervento naturale e a basso costo per supportare la terapia farmacologica, senza effetti collaterali. Tuttavia, gli autori avvertono che non sostituisce i farmaci antipertensivi prescritti dal medico, come quelli a base di amlodipina o ramipril.

Come integrare il succo di barbabietola nella dieta

Per ottenere benefici, lo studio ha utilizzato circa 250 ml al giorno di succo concentrato (l’equivalente di una tazza). È possibile prepararlo in casa con barbabietole fresche o acquistare prodotti già pronti, controllando che non contengano zuccheri aggiunti. L’AIFA ricorda che gli integratori a base di nitrati non sono regolamentati come farmaci, quindi è sempre meglio preferire fonti alimentari naturali.

Limitazioni e prospettive future

Lo studio è stato condotto su un campione relativamente piccolo e per un periodo breve. Servono ulteriori ricerche per capire se l’effetto si mantiene nel lungo termine e se può essere replicato con altre verdure ricche di nitrati, come spinaci e rucola. Secondo l’OMS, il consumo di vegetali a foglia verde è comunque raccomandato per ridurre il rischio di malattie croniche non trasmissibili.

Fonti e approfondimenti

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