Un campanello d’allarme nel naso: l’olfatto e l’Alzheimer
Potrebbe essere il nostro naso a fornire i primi segnali della malattia di Alzheimer, molto prima che compaiano i problemi di memoria. Una recente ricerca, riportata da ScienceDaily, suggerisce che la perdita dell’olfatto non sia solo un sintomo, ma un vero e proprio marcatore precoce della patologia, che può manifestarsi anni o addirittura decenni prima del declino cognitivo.
Il meccanismo scoperto dai ricercatori
Lo studio rivela un meccanismo finora sconosciuto. Nelle prime fasi dell’Alzheimer, le cellule immunitarie del cervello (la microglia) iniziano a “attaccare” e distruggere le fibre nervose responsabili dell’olfatto. Questo accade perché queste cellule riconoscono come anomali alcuni segnali presenti sulla superficie dei neuroni olfattivi. Il danno alle strutture che trasmettono gli odori al cervello inizia quindi in una fase molto precoce della malattia, quando altri sintomi sono ancora assenti.
Implicazioni per la diagnosi precoce in Italia
Questa scoperta apre nuove strade per la diagnosi precoce. Valutare la capacità olfattiva potrebbe diventare un test semplice e non invasivo per identificare persone a rischio, permettendo di intervenire tempestivamente. In Italia, dove le demenze colpiscono oltre 1,4 milioni di persone secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la prevenzione e la diagnosi precoce sono obiettivi prioritari del Ministero della Salute.
Attualmente, la diagnosi di Alzheimer si basa su valutazioni cognitive, esami del liquido cerebrospinale o neuroimaging, spesso quando la malattia è già in fase avanzata. Un test olfattivo potrebbe anticipare notevolmente i tempi, come sottolineano anche le informazioni sull’Epicentro, il portale di epidemiologia dell’ISS.
Cosa fare in caso di perdita dell’olfatto?
È importante non creare allarmismi. La perdita dell’olfatto (anosmia) può dipendere da molte cause comuni, come sinusiti, raffreddori, polipi nasali o, come abbiamo visto recentemente, dal COVID-19. Non è quindi automaticamente sintomo di Alzheimer.
Tuttavia, se si nota un calo persistente e inspiegabile della capacità di percepire gli odori, soprattutto in assenza di altre cause evidenti e in età avanzata, è consigliabile parlarne con il proprio medico di famiglia. Questi potrà valutare se è il caso di approfondire con uno specialista, come un neurologo o un otorinolaringoiatra.
La ricerca sui biomarcatori precoci è fondamentale per sviluppare terapie più efficaci. L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) monitora costantemente lo sviluppo di nuovi farmaci che, per essere efficaci, devono spesso essere somministrati nelle primissime fasi della malattia.
Fonti e approfondimenti
- Articolo originale su ScienceDaily: Your nose could detect Alzheimer’s years before symptoms begin
- Istituto Superiore di Sanità (ISS)
- Ministero della Salute
- Epicentro – Portale di epidemiologia ISS
- Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)
- Malattia di Alzheimer – Wikipedia
⚠️ Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Contenuto elaborato con intelligenza artificiale da fonti internazionali verificate.

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