L’uso di cannabis tra gli over 65 sta crescendo rapidamente in molti Paesi, complice la legalizzazione in diverse nazioni e la percezione diffusa che si tratti di una sostanza ‘naturale’ e quindi sicura. Tuttavia, un nuovo report dei ricercatori della Stanford Medicine, ripreso da ScienceDaily, lancia un allarme: la marijuana moderna è molto più potente rispetto al passato e i rischi per gli anziani potrebbero essere sottovalutati.
Secondo gli specialisti, per le persone sopra i 65 anni la cannabis può aumentare la probabilità di problemi cardiaci, cadute, deficit di memoria, pericolose interazioni con altri farmaci e persino dipendenza. Ecco cosa dicono i dati e come difendersi, con i consigli delle autorità sanitarie italiane.
1. Cannabis e cuore: un rischio concreto per gli over 65
Uno dei pericoli principali evidenziati dallo studio di Stanford riguarda l’apparato cardiovascolare. La cannabis, in particolare quella ad alto contenuto di THC (il principio psicoattivo), può aumentare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, innalzando il rischio di infarto e ictus, soprattutto in soggetti già vulnerabili come gli anziani. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ricorda che l’uso di sostanze psicoattive in età avanzata va sempre valutato con attenzione dal medico curante.
2. Aumento del rischio di cadute
Le cadute rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e perdita di autonomia negli over 65. La cannabis può alterare l’equilibrio, la coordinazione motoria e i tempi di reazione, rendendo più probabili gli incidenti domestici. Il Ministero della Salute sottolinea l’importanza di informare sempre il proprio medico su qualsiasi sostanza assunta, compresa la cannabis a scopo terapeutico o ricreativo.
3. Memoria e funzioni cognitive a rischio
Il cervello invecchia e l’esposizione a dosi elevate di THC può accelerare il declino cognitivo. I ricercatori di Stanford segnalano che la cannabis moderna (con concentrazioni di THC spesso superiori al 20%) può compromettere la memoria a breve termine, l’attenzione e la capacità di pianificazione. L’Epicentro, portale di epidemiologia dell’ISS, ricorda che la prevenzione del declino cognitivo passa anche attraverso l’astensione da sostanze neurotossiche.
4. Interazioni pericolose con i farmaci
Gli over 65 sono spesso in politerapia, assumono cioè più farmaci contemporaneamente. La cannabis può interagire con anticoagulanti (come il Warfarin), benzodiazepine, antidepressivi e farmaci per la pressione, alterandone l’efficacia o aumentando gli effetti collaterali. La AIFA raccomanda di consultare sempre il medico prima di assumere cannabis, anche se prescritta per uso terapeutico, per evitare interazioni pericolose.
5. Dipendenza: un mito da sfatare
Contrariamente a quanto si pensa, la cannabis può creare dipendenza, in particolare negli anziani che la usano regolarmente per gestire dolore cronico, insonnia o ansia. Il rischio di dipendenza aumenta con la potenza dei prodotti moderni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) include la cannabis tra le sostanze che possono causare dipendenza e richiedere un intervento specialistico.
Come comportarsi in sicurezza?
Gli esperti di Stanford e le autorità sanitarie italiane concordano: se si utilizza cannabis per scopi terapeutici (ad esempio per il dolore cronico o la nausea da chemioterapia), è essenziale rivolgersi a un medico specializzato, utilizzare prodotti a dosaggio controllato e monitorare regolarmente gli effetti collaterali. Per uso ricreativo, i rischi superano ampiamente i benefici.
Il Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato linee guida specifiche sull’uso di cannabis terapeutica, consultabili sul suo portale istituzionale.
Fonti e approfondimenti
- AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco
- Istituto Superiore di Sanità
- Ministero della Salute
- Epicentro – Portale di epidemiologia dell’ISS
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
- Voce Wikipedia italiana sulla cannabis
- Interazione farmacologica su Wikipedia
- Fonte originale: ScienceDaily – Health News
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