Stipsi

La stipsi chiamata anche stitichezza non è una malattia ma un fastido che può essere risolto. Ecco tutte le informazioni che cercavi!

La stipsi costituisce senz’altro il disturbo che conta più pazienti nel mondo e specie nel mondo civilizzato. Se qualcuno può dire di non averne mai sofferto, si faccia avanti!

Nei paesi anglosassoni circa 1 persona su 100 consulta ogni anno il proprio medico di famiglia per stipsi. Stime statistiche dimostrano che intorno al 10% della popolazione generale riferisce stipsi o, comunque, una evacuazione difficoltosa. Questa condizione è più frequente nel sesso femminile e nelle donne anche il tempo di transito tende ad essere più rallentato.

La frequenza della stipsi, inoltre, aumenta oltre i 65 anni 
di età tanto che almeno 1 anziano su 5 è sofferente di tale 
disturbo. Complessivamente il 99% della popolazione generale
 dichiara da 3 a più evacuazioni settimanali fino a 3
evacuazioni giornaliere.

Ma per quanto diffusa, la stitichezza non può esser di per sé definita una malattia; piuttosto un’alterazione funzionale dell’intestino caratterizzata da un’insufficienza nell’evacuazione. Insufficienza che può essere sia oraria sia quantitativa. Talvolta le due insufficienze si presentano associate.Il consumo di lassativi è, verosimilmente, un buon indice della prevalenza della stipsi, anche sei lassativi possono essere assunti indipendentemente dalle abitudini alvine, dalla dieta e dal retroterra culturale. Nei paesi anglosassoni, il 20% circa della popolazione fa uso di lassativi occasionalmente ed il 5% circa più di una volta alla settimana. Il consumo di lassativi aumenta significativamente con l’età: al di sotto dei 20 anni è raro che essi vengano assunti più di una volta alla settimana, mentre tale consumo aumenta fino al 10-15% nella popolazione di mezza età ed al 20-30% in quella di oltre 65 anni.

In certi casi la stipsi è un campanello d’allarme, segno rivelatore di un’alterazione organica. In altri, invece, può essere essa stessa l’unica vera affezione: ed è proprio quest’aspetto che ci interessa particolarmente.

Le vostre defecazioni sono distanziate nel tempo: una volta ogni due o tre giorni. Cominciate a preoccuparvi, ma prima di convincervi di soffrire di stipsi occorre vi poniate un paio di domande:

→ Vi alimentate in maniera sufficiente?

→ Introducete abbastanza liquidi?

In realtà, se consumate solo carne, un po’ di patate e qualche fetta di pane biscottato riducendo al minimo i liquidi per mantenere la linea, nessuna meraviglia: non siete affatto uno stitico!

Al contrario, se le defecazioni sono distanziate nel tempo, malgrado l’alimentazione sia abbondante, varia e i liquidi ben rappresentati, sarà opportuno sentire il parere di un medico.

A ogni modo conviene aver ben chiaro un concetto: defecare ogni due o tre giorni non significa affatto stipsi. Tenete forse conto del numero delle minzioni giornaliere? Raccogliete per caso tutte le urine della giornata per vedere se avete emesso almeno il litro necessario? Certo che no. E allora non soffermatevi oltre a pensare a quanto defecate. Vi sentirete sicuramente meglio a meno che, ben inteso, i disturbi di cui soffrite non siano tali da ritenere opportuna una visita medica.

La stipsi è un disturbo molto frequente nelle popolazioni civilizzate

Però non è solo la frequenza delle defecazioni che vi preoccupa, ma anche e soprattutto la quantità e la qualità delle feci. Andate al gabinetto tutti i giorni ma le feci sono scarse. Come vi sentireste meglio se fossero più abbondanti, se il defecare vi procurasse quella sensazione di vuoto, di leggerezza che vi farebbe guardare il mondo con occhi più sereni! Invece l’evacuazione è scarsa, insufficiente, tanto da sentirvi solamente in parte sollevati ed alleggeriti. Per voi questi sono sintomi che non lasciano ombra di dubbio: siete uno stitico. Tuttavia, pensate che questo basti per potervi considerare un malato e iniziare cure talvolta pericolose? Prima di precipitarvi in farmacia alla ricerca di chissà quale rimedio fate un momento, se è consentita questa espressione, l’esame di coscienza: seguite veramente una dieta ben equilibrata? I vostri disturbi non s’accentuano per caso quando i bambini vi fanno inquietare con i loro capricci, al suocera deve venire a colazione, il principale vi ha rifiutato un aumento di stipendio o la settimana si profila lunga e noiosa?

Se le risposte sono negative, approfondite l’indagine e divertitevi a pesare le feci delle 24 ore: resterete stupefatti constatando che il loro peso raggiunge effettivamente quei 150 – 200 grammi che rappresentano la norma fisiologica. Convincetevi allora che tutto va bene: il colorito pallido, i disturbi digestivi non dipendono certamente da una presunta stitichezza ma piuttosto da un eccesso di vino o di alcool, da un’alimentazione disordinata o troppo abbondante.

Viceversa, potreste essere uno stitico senza sapere di esserlo. La diarrea di cui soffrite da settimane, se non da mesi, come mai non accenna a migliorare malgrado tutti i medicamenti adsorbenti, astringenti e anti diarroici che avete preso? Adagio adagio cominciate a disperarvi perché siete costretto ad evacuare quattro – cinque volte al giorno. La vostra vita è rovinata; tanto che dopo i molteplici insuccessi terapeutici cominciate a pensare alle cure termali o all’agopuntura se non addirittura, visto che la medicina ufficiale pare incapace a guarirvi, di ricorrere insensatamente a un guaritore o a un cartomante!

Se questo quadro è il vostro, fate attenzione: se in una scarica di diarrea notate la presenza di qualche frammento di feci dure, il mistero è svelato e il vostro medico ha in mano la chiave per guarirvi: infatti il male di cui soffrite non è la diarrea, ma la stipsi. Consultate allora il medico senza indugi.

Cito il caso di una donna che pur non più giovane aveva conservato tutta la sua femminilità e il desiderio di apparire sempre elegante e nella migliore forma. Ma soffriva di una diarrea così grave da impedirle addirittura di uscire di casa facendole perdere ogni gioia di vivere. Una breve anamnesi e un semplice esame consentirono di porre un’esatta diagnosi e guarirla definitivamente. In realtà non si trattava di diarrea ma di un fecaloma localizzato nel retto che non poteva essere espulso spontaneamente ed irritava a tal punto la parete intestinale da produrre una secrezione reattiva così abbondante da far pensare ad una vera e propria diarrea.

Prima di definirvi un malato bisogna dunque che siate certi di esserlo realmente: solo una precisa valutazione dei disturbi accusati può darvene la certezza. Se avete dei dubbi, prima di tentare terapie che potrebbero essere rischiose e farvi ammalare davvero, consultate il medico: solo lui potrà chiarire ogni perplessità.

Dovete quindi sospettare di soffrire di stipsi:

  • Se il ritmo delle defecazioni supera i tre o quattro giorni;
  • Se le feci, tenuto conto del regime alimentare, sono decisamente scarse o di consistenza ab-normale; bisogna inoltre      valutare attentamente la soggettività clinica e, se il caso, esperire un      esame delle feci (esame copro-logico). Qualora dovesse risultare che sono     eccessivamente disidratate, tanto da contenere meno del 75 % d’acqua, si  potrà porre con certezza la diagnosi di stipsi;
  • Se siete affetti da falsa diarrea; in tal caso solo il medico potrà risolvere il problema diagnostico.

 

La stipsi Cronica

Non bisogna dimenticare che i dolori e la colite cronica, veramente assai sgradevoli, sovente non sono che il risultato di pessime abitudini contratte per combattere quello che all’inizio era un semplice disturbo.

Non esiste paragone possibile fra la stipsi acuta e la stipsi cronica. La prima non rappresenta che un inconveniente passeggero, certo fastidioso, ma che non lascia traccia nella vita di un individuo. La seconda, invece, e tale la ritiene chi ne è afflitto, può assumere le caratteristiche di una vera e propria infermità che turba l’esistenza ed incide negativamente sul carattere, tanto che l’individuo che ne soffre finisce con diventare un vero malato di cui i dolori colitici saranno il compagno inseparabile.

Ci sono invece stipsi croniche responsabili di turbe veramente fastidiose. Questi casi meritano un’attenta valutazione alla ricerca di un miglioramento e, se possibile, della guarigione definitiva.In realtà non incombe su tutti un’identica minaccia perché esistono due tipi di stipsi cronica.Nel primo caso il paziente tollera bene la sua stipsi (defecazioni rare, distanziate nel tempo, feci asciutte), perché questa non gli procura nessun fastidio: è ben adattato alla realtà dei fatti, non si sente gonfio, non prova alcuna sensazione di pienezza, né dolore. In questo caso è perfettamente inutile svegliare il “can che dorme” e voler a tutti i costi intraprendere una cura: poco importa andare al gabinetto ogni tre giorni se questo non comporta alcun inconveniente! Anzi, bisogna conservare il modo di vivere consueto e non modificare alcuna delle abitudini.

E’ quasi impossibile tracciare il profilo del malato affetto da stipsi cronica. Ogni malato, infatti, si diversifica dall’altro per qualche particolare, anche se nel complesso un certo quadro caratteristico si riesce a tracciarlo.

E’ nozione acquisita da tempo che il sesso femminile rappresenti l’ 80 – 90 % degli individui affetti da stipsi. La vera causa predisponente sfugge però ancora a una precisa identificazione, per cui la clinica non può attribuire un valore determinante a fattori che pure caratterizzato alcuni casi di malattia. Riportiamo alcune osservazioni.

I fattori ormonali sembra non svolgano alcun ruolo degno di considerazione, anche se si osserva un aggravamento della stipsi in alcuni momenti del ciclo mestruale. La vita sedentaria è fattore predisponente per due ragioni: la ridotta attività fisica porta inevitabilmente a un rilassamento dei muscoli addominali.

La stipsi non è un disturbo che insorge in un’età particolare. Tuttavia ci sono tre periodi della vita in cui la forma morbosa compare con maggiore frequenza: l’infanzia, attorno ai trent’anni e la terza età. La vita sedentaria, cioè la diminuzione dell’attività fisica, il rilassamento dei muscoli, l’alimentazione ridotta e l’immobilizzazione prolungata a letto sono altrettanti fattori predisponenti.

Quasi tutti coloro che lamentano stipsi cronica soffrono di disturbi collaterali che imputano alla mancanza di regolarità del transito intestinale. Ma se alcune di queste turbe possono effettivamente riconoscere quella causa, per altre non esiste alcun elemento che consenta di collegarle alla “malattia principale”. Tra i disturbi collaterali della stipsi cronica sicuramente vi sono i disturbi epatici, manifestazioni cutanee e distensione addominale.

Cause della Stipsi

 

Le cause di stipsi sono piuttosto numerose, ma quelle più frequentemente riscontrate nella

pratica sono: dieta incongrua, sedentarietà, mestruazioni e gravidanza, farmaci e sindrome dell’intestino irritabile (colon irritabile). Sostanzialmente due sono i meccanismi patogenetici della stipsi: in primo luogo, nel lume intestinale può essere presente una quantità di materiale insufficiente a stimolare la normale attività motoria (stipsi da dieta a basso contenuto di fibre con riduzione dei processi di fermentazione nel colon); in secondo luogo, la normale attività neuromuscolare del colon e del riflesso ano-rettale può essere compromessa, come nel colon irritabile, nella malattia diverticolare, nel morbo di Hirschsprung ed in altre forme di megacolon.

È opportuno, peraltro, ricordare che nella maggior parte dei casi l’esatto meccanismo patogenetico della stipsi non è stato ancora definito. Le principali cause predisponenti tale disturbo sono le seguenti.

Numerose sono le cause della stipsi e tra queste anche una certa predisposizione.

1. Dieta. Il normale contenuto colico è costituito da materiale cellulare (batteri anaerobi e cellule vegetali) mescolato in un gel formato da acqua, glicoproteine (muco) e polisaccaridi di origine batterica. La quantità di massa fecale dipende essenzialmente dalla presenza di cellule microbiche e vegetali. La microflora ricava energia per la propria crescita dai carboidrati di origine sia dietetica che endogena; il contributo dato dal muco è probabilmente trascurabile considerando che soggetti con dieta priva di fibre producono solo una minima quantità di materiale fecale. Le fibre alimentari sono costituite principalmente da polisaccaridi provenienti dalla parete delle cellule vegetali ed includono molti polimeri di carboidrati costituiti da esosi (glucosio, galattosio), pentosi (xilosio, arabinosio) ed acidi uronici. I carboidrati assunti con la dieta giunti nel colon vengono scissi dalla flora anaerobia fermentativa qui presente, con produzione di acidi grassi a catena corta (o volatili), quali acido acetico, propionico e butirrico, ma anche idrogeno, metano, diossido di carbonio ed energia. È attraverso questi processi fermentativi che i batteri del colon traggono energia e si moltiplicano. Il contenuto in fibre della dieta condiziona il contenuto intestinale e la produzione di massa fecale attraverso quattro meccanismi: a) le fibre non degradate mantengono la loro struttura cellulare e richiamano acqua nel lume intestinale come una spugna così da aumentare la massa fecale; b) la fermentazione delle fibre e dell’amido stimola la crescita microbica ed aumenta l’escrezione fecale di materiale batterico; c) piccole quantità di gas restano intrappolate in questo materiale contribuendo ad aumentare la massa fecale; d) l’aumentata massa fecale accelera il transito e riduce la disidratazione del contenuto colico.

La dieta a basso contenuto di fibre è un’importante causa di stipsi, soprattutto nei paesi industrializzati dove l’apporto di fibre è inferiore a 15 g/die. Proprio a causa della scarsa assunzione di fibre, la stipsi è frequente in soggetti che adottano diete dimagranti, in pazienti con anoressia nervosa, diabetici o con malattia celiaca, dove per ragioni terapeutiche è necessario eliminare

alimenti che ne siano particolarmente ricchi (la stessa situazione si può verificare nelle diete seguite in ambiente ospedaliero).

2. Alterazioni motorie. È ampiamente noto che le alterazioni della motilità colica sono una causa frequente di stipsi: alterazioni neuronali determinanti stipsi sono presenti nelle lesioni del midollo spinale, nella malattia di Hirschsprung ed in alcune alterazioni rettoanali, ma non sono state dimostrate in sindromi più frequenti, quali la malattia diverticolare del colon od il colon irritabile.

In particolare, in alcuni pazienti, facenti normalmente uso di una dieta appropriata, in cui non è dimostrabile alcuna alterazione colica, si riscontra, peraltro, un rallentamento del tempo di transito intestinale (cioè del tempo impiegato dal materiale alimentare ad attraversare l’intestino, che è un’importante determinante della funzione colica). Infatti, in presenza di un tempo di transito rallentato i processi di scissione delle fibre avvengono in maniera più completa e la crescita microbica è meno efficace dando luogo a feci ancor più disidratate e di maggiore consistenza. Ciò si verifica talora in presenza di dolicocolon o di megacolon o anche in condizioni di assoluta normalità.

La stipsi è anche un sintomo prevalente nella malattia diverticolare del colon e nella sindrome del colon irritabile: nella prima è presente un ispessimento della tonaca muscolare del sigma con una aumentata pressione intraluminale in risposta a stimoli prodotti dal cibo e/o da farmaci; nella seconda possono essere presenti alterazioni della motilità colica, di cui s’è già detto nel paragrafo

precedente. Infine la stipsi, associata ad alterazioni motorie, può essere presente nella cosiddetta malattia di Hirschsprung ed in alcune affezioni del sistema nervoso centrale. La prima, chiamata anche megacolon congenito, è causata dall’assenza congenita a livello della parete intestinale dei plessi di Meissner e Auerbach, di solito limitata ad un segmento distale del colon con dilatazione del segmento ad esso prossimale. In questo caso il riflesso di rilasciamento retto-anale è compromesso, cosicché la distensione rettale non produce rilasciamento dello sfintere anale interno con conseguente insorgenza di stipsi. Per quanto riguarda il sistema nervoso centrale, lesioni midollari al di sopra dell’arco lombosacrale (L2), pur non associandosi a compromissione dei riflessi ano-rettali, producono una perdita della sensibilità anale e rettale. Ciò si può verificare

in numerose patologie, tra le quali ricordiamo la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e lesioni di varia natura del midollo spinale.

3. Varie. Numerose possono essere le cause di stipsi, la cui corretta interpretazione patogenetica non è tuttora chiara: l’inattività fisica (probabilmente per una ridotta attività motoria del colon), il ciclo mestruale e la gravidanza (forse per squilibri ormonali e per la dislocazione del colon da parte dell’utero gravido), fattori psichiatrici (particolarmente nelle sindromi depressive e nelle demenze),

alterazioni endocrine (ipotiroidismo, ipercalcemia, ipopotassiemia), farmaci (soprattutto antiacidi con alluminio, morfina e derivati, anticolinergici, antipertensivi, antidepressivi, preparati a base di ferro).

Stipsi in Gravidanza

La gravidanza è senz’altro una condizione fisiologica dell’organismo femminile ma, senza ogni dubbio, è anche una situazione del tutto particolare. Durante il periodo dei nove mesi della gravidanza si verificano molti cambianti sia sul piano psicologico – affettivo e, ovviamente, su quello fisico. In questa sede interessa ricordare, in particolare, l’aumento della produzione di progesterone, un ormone che completa l’azione degli estrogeni, contribuendo in modo determinante al mantenimento della gravidanza, una volta iniziata. L’azione del progesterone sulla muscolatura è di tipo rilassante, con la finalità evidente di impedire inopportune contrazioni dell’utero e di favorire l’adattamento del pavimento pelvico nel momento del parto.

Poiché questo effetto rilassante è attivo anche sulla muscolatura intestinale, uno dei problemi più comuni delle donne gravide è proprio la stipsi.

Nelle prime settimane della gravidanza si aggiunge poi la frequente spontanea riduzione dell’assunzione di alimenti a causa delle nausee; è inoltre da ricordare che, con il proseguire della gestazione, anche l’aumento del volume uterino può costituire un ostacolo meccanico ai movimenti intestinali.

La stipsi in gravidanza può inoltre essere legata a cause quali l’assunzione di medicinali antiacidi, agli analgesici che alcune volte sono necessari, e ai preparati utili in questo periodo a base di ferro.

La stipsi si presenta spesso quando la donna è in gravidanza

Un’altra buona e salutare abitudine contro la stipsi è l’assunzione di alimenti ricchi di fibre come la frutta e la verdura fresca e di stagione, i cereali integrali, i legumi che oltre ad aiutare a superare questo problema sono anche utili per la salute del feto.Per combattere la stipsi il primo fondamentale rimedio è l’assunzione di almeno due litri di acqua al giorno. Bere molta acqua è importante per combattere la stipsi non solo perché il nostro corpo è costituito principalmente da acqua ma anche perché l’assunzione di lassativi e preparati vari può risultare perfino dannoso quando non accompagnata dalla dose opportuna ed adeguata di acqua e liquidi. L’assunzione di acqua deve chiaramente essere regolare e quotidiana per poter essere anche salutare.

Tra la verdura, la più indicata per combattere il problema della stipsi, segnaliamo le zucchine e gli spinaci; i frutti più indicati in questo senso sono fichi, le prugne e i kiwi. Sono invece preferibilmente da evitare le banane e le carote che hanno un effetto astringente.

Per ovviare al problema della stipsi un aiuto può anche essere l’assunzione al mattino di un bicchiere di acqua tiepida ( nausee permettendo!) e di yogurt con fermenti lattici vivi o due o tre prugne secche. Ulteriore informazioni sull’alimentazione in gravidanza le potete trovare sul sito del ministero della salute.

E’ inoltre importante durante la gravidanza cercare di fare sempre un po’ di movimento e un po’di attività fisica. Delle camminate e un po’ di nuoto sono salutari perché stimolano la motilità intestinali e favoriscono  il ritorno del sangue venoso al cuore. In questo modo è possibile anche ovviare ad altri fastidiosi e molto dolorosi problemi che si verificano in particolar modo in gravidanza, quali le emorroidi e la comparsa delle vene varicose.

Quindi mentre è consigliabile avere delle abitudine alimentari e di vita corrette non è invece altrettanto raccomandabile l’assunzione di lassativi e purghe. Infatti oltre a poter dare assuefazione psico-fisica senza risolvere definitivamente il problema della stipsi,  possono comportare gravi rischi per il corretto e positivo proseguo della gravidanza. Durante i nove mesi della gestazione è assolutamente doveroso consultare sempre il proprio medico e ginecologo per chiedere consigli e consulti finalizzati a risolvere il problema della stipsi.

Rimedi per la Stipsi

I pazienti con stipsi traggono vantaggio dall’aumento dell’apporto di liquidi e da una maggiore attività fisica, ma soprattutto da una maggiore assunzione di fibre con la dieta. Solo nei casi più ostinati è lecito il ricorso ai lassativi, comunque sempre con moderazione e preferendo fra questi quelli con minori effetti collaterali: quelli che incrementano la massa fecale, quelli emollienti le feci e il lattulosio (disaccaride formato da galattosio e fruttosio, non idrolizzato nel piccolo intestino dove esercita attività osmotica; inoltre, giunto nel colon, viene fermentato e riduce il pH; l’effetto globale è un aumento della massa fecale).

Utilizzare regolarmente dei purganti, sia pure di tipo vegetale, è vivamente sconsigliato. Si rischia infatti di incorrere in una totale assuefazione fisica e psichica, difficile poi da rimuovere. È fondamentale, invece, che la dieta garantisca un apporto di almeno 40-50 g di fibre vegetali al giorno. Le fibre, infatti, fanno aumentare il volume delle feci, le rendono morbide e facilmente eliminabili.

I farmaci sono esclusiva competenza del personale medico e quindi non verranno assolutamente affrontati in questa sezione. Vi sono comunque numerosi rimedi per la stipsi che provvediamo di seguito ad illustrarvi.

Tra i rimedi per risolvere la stipsi vi è l’attività fisica

Le linee guida di un’alimentazione preventiva e terapeutica saranno ovviamente di indirizzo opposto:L’alimentazione corretta è senz’altro la base di una strategia anti-stipsi, sia in senso preventivo che terapeutico. Già abbiamo esaminato le caratteristiche di una dieta che favorisce la stitichezza: povera di fibre vegetali ed acqua, ricca di proteine animali e di cibi impoveriti e sterilizzati dall’industria alimentare.

  • Consumo adeguato di frutta fresca cruda, lontano dai pasti principali;
  • Consumo, a pranzo e a cena, di un abbondante antipasto a base di verdure crude miste;
  • Introduzione sistematica dei cereali integrali come riso integrale, pasta integrale, pane integrale ma anche avena, orzo e miglio;
  • Riduzione drastica dei prodotti animali. E’ comunque opportuno consumare i cibi proteici in non più di un pasto nell’arco della giornata;
  • Alternanza degli alimenti proteici animali con cibi ricchi di proteine vegetali e di fibre come, ad esempio, i legumi o la frutta oleosa;
  • Uso delle erbe aromatiche (alloro, salvia, rosmarino, menta, origano, maggiorana, prezzemolo, timo) sia su cibi crudi che cotti ed anche in infusione a fine pasto: la loro azione  antifermentativa e antiputrefattiva è spesso accompagnata da uno stimolo deciso sulla motilità gastrointestinale;
  • Consumo di alimenti molto ricchi di fermenti e di flora batterica come il lievito di birra, lo yogurt e le verdure lattofermentate (ad esempio i crauti);
  • Introduzione di integratori alimentari quali polline, germe di grano e alghe in grado di favorire il corretto svolgersi dei processi digestivi nonché l’attività detossicante epatica;
  • Consumo di pasti composti da un unico piatto base con contorni di verdure specialmente crude, in modo da evitare le associazioni inopportune fra cibi aventi esigenze digestive      diverse e gli eccessi fermentativi e putrefattivi che ne derivano.

Alimenti consigliati per la stipsi

Sono sicuramente da privilegiare cibi come i cereali, l’avena, l’orzo, la segale e tutta la frutta di stagione. Tra quest’ultima sono sicuramente da preferire l’albicocca, l’arancia, la ciliegia, il fico, la fragola, la mela, la pesca, la prugna e l’uva. Tra gli ortaggi scegliamo in particolare la carota, il cavolo, la cicoria, il pomodoro, il porro, il tarassaco e la zucca.

Per stimolare il nostro apparato digerente è importante consumare gli ortaggi latto-fermentati (di seguito vi sveleremo la ricetta), lo yogurt, l’olio di oliva e il miele.

Tra gli integratori naturali da suggerire a tutti coloro che soffrono di stipsi vi sono le alghe marine, il lievito di birra e il polline.

Come preparare in casa le verdure fermentate

 Pulire accuratamente le verdure scelte (quelle che garantiscono una riuscita migliore sono i cavoli cappucci, i cetrioli, le rape, le barbabietole rosse, la zucca, le cipolle). Affettarle finemente. Riempire il contenitore con uno strato di due centimetri di verdure e distribuirvi sopra  un pizzico di sale marino integrale (la proporzione è di 5 grammi per ogni chilo di verdura) Fare altri strati con lo stesso metodo, premendo bene per far uscire tutta l’aria (la fermentazione deve avvenire in assenza di ossigeno). Una volta riempito tutto il contenitore, mettere l’apposito coperchio a tenuta stagna per evitare il contatto con l’aria. Dopo 2 – 3 settimane, se mantenute ad una temperatura di 10-15 gradi, le verdure sono pronte da mangiare.

Fitoterapia

 Fra le moltissime piante attive sull’apparato digerente, ne sono state scelte alcune considerando specialmente la loro capacità di essere utili senza, nel contempo, irritare l’intestino. Per questo motivo non sono comprese in questo elenco piante come aloe, cascara, rabarbaro e senna che agiscono come purganti proprio per le sostanze antrachinoni, irritanti, contenute.

Giova ricordare inoltre che nessuna stitichezza verrà definitivamente risolta solo usando qualche infuso o decotto; i provvedimenti terapeutici dovranno necessariamente agire su più piani (alimentazione, abitudini, farmaci, terapie idriche, fitoterapia..): solo così il riequilibrio sarà soddisfacente e duraturo. Tra le piante da selezionare vi sono l’altrea, la frangola, il frassino, il lino, la liquirizia, la malva, il mandorlo, la manna, il pesco, il sambuco, il psillio, il rosmarino e il susino selvatico.